volume bianco

Seconda intenzione / volume bianco, 2003. Audio live-plastic installation - dark room, foam machine, timer, sound system.
Present Future, Artissima 10, Torino, Italy (2003)

volume bianco

Il volume bianco di Paolo Piscitelli si colloca sul limite incerto che separa l’organico e l’inorganico, l’animato e l’inanimato, il naturale e l’artificiale. 
Oltre la soglia dell’installazione non ci attende la bidimensionalità luccicante dello schermo video, ma l’informe pulsante di una massa capace di simulare un respiro artificiale, che ci invita a esplorare a occhi chiusi – a video spento – i labirinti dello spazio cavo, di territori corporei estroflessi e alleggeriti, rovesciati e poi di nuovo richiusi intorno all’impronta sonora di quella memoria “liquida e vaporosa” che  Piscitelli va ricercando nei suoi lavori più recenti.
Una zona di oscurità incornicia tra le sue pareti il volume instabile di una massa schiumosa, che senza soluzioni di continuità si estende e si disintegra. Imprevedibile e pluridimensionale è l’accumulo della schiuma in espansione, e altrettanto irregolare e disequilibrato il diagramma delle fratture e delle cadute che annunciano il suo sciogliersi. Materia di questo entropico corpo scultoreo è l’aria, che prima genera e accumula i minuscoli alveoli della schiuma, e poi ne tende e ne assottiglia le superfici fino a dissolverle. La sequenza di queste micro-esplosioni, e degli sgocciolamenti che ne derivano, è registrata e amplificata in modo da costituire l’involucro sonoro, tanto più avvolgente quanto più sommesso e intermittente, dell’ombra bianca che si crea e si disfa davanti ai nostri occhi.
Questa partitura crepitante è il vero fulcro dell’opera, è il diagramma che siamo invitati a leggere  all’interno della scatola armonica dell’installazione, luogo di risonanza di eventi sonori in cui, a un tratto, iniziamo a percepire anche il nostro respiro come parte di quel flusso di soffi e di ticchettanti fruscii, di quel ritmo di diastole e sistole, di dilatazione e assottigliamento.
La funzione del “disapparire”, centrale nei lavori recenti di Piscitelli, è sigla di una interpretazione residuale e insieme estrema della dimensione soggettiva, da lui continuamente sottoposta a un processo di ri-territorializzazione, che in questa occasione si identifica con i reticoli tortuosi e proliferanti di una architettura di schiuma.

The white volume by Paolo Piscitelli is placed on the indefinite border that separates the organic and the inorganic, the living and the inanimate, the natural and the artificial. Over the threshold of the installation you won’t find the glimmering two-dimensionality of a video screen, but the throbbing shapeless form of a mass, able to simulate an artificial breath, that invites us to explore with closed eyes – with the video off - the labyrinths of  the hollow space, of corporeal territories strained and relieved, as it inverts and then again wraps around the resonant  impression of that “ liquid and vaporous” memory that Piscitelli is researching in his more recent works.
A zone of darkness frames among its partitions, the ephemeral volume of  a foamy mass, that endlessly is expanding and disintegrating. The expansive foam heap is unforeseeable and multidimensional, as much as the irregular and imbalanced delineation of the fractures and the falls that announce its dissolve. Substance of this entropic sculptural body is the air, that first generates and accumulates the minuscule alveoli of the foam, and then extends and thins the surfaces until it dissolves. The white shadow that is being produced and then dissolves in front of our eyes, the sequences of these micro-explosions, and the dripping derived, is recorded and amplified to build an enveloping resonance, which is as much submissive as it is intermittent.
This crepitating score is the true core of Piscitelli’s work. It is the delineation that we are invited to read inside the harmonic box of the installation, it is a place of resonating sound events in which, suddenly, we begin to perceive our breath as a flux of exhale and a rustling tick- tock, of that rhythm of diastole and systole, of expansion and thinning. The function of “ephemeral,” central in the recent works of Piscitelli, is the signature of a residual extreme interpretation of the subjective dimension. He continually submits to a process of re-appropriation of space, that in this occasion is identified with the proliferating networks of the foam’s  architecture.
Maria Teresa Roberto, 2003